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come del “Buco dell’Ozono”. Recentemente si è individuato un assottigliamento della
               fascia di ozono anche in una piccola zona del Polo Nord, sopra il Mare Artico, fatto
               che potrebbe preludere la formazione di un altro buco dalla parte opposta. In effetti il
               fenomeno non rappresenta nient’altro che l’aspetto più evidente della generale e
               graduale  diminuzione  dell’ozono  nella  stratosfera. Il problema è estremamente
               importante, in quanto una riduzione dell’effetto schermante dell’ozono comporta un
               conseguente  aumento  dei  raggi UV  che  giungono  sulla  superficie  della  Terra.
               Nell’uomo l’eccessiva esposizione a questi raggi è  correlata  ad un  aumento del
               rischio di cancro della pelle, generato a seguito delle mutazioni indotte nel DNA delle
               cellule epiteliali. I raggi ultravioletti possono causare inoltre un' inibizione parziale
               della fotosintesi delle  piante, causandone un rallentamento della crescita e,
               ovviamente, nel caso si tratti di piante coltivate, una diminuzione dei raccolti. I raggi
               UV possono anche diminuire l’attività fotosintetica del plancton vegetale che si trova
               alla base della catena alimentare marina, causando di conseguenza uno scompenso
               notevole  a carico degli ecosistemi oceanici. Il continuo  e graduale  impoverimento
               dell’ozono della stratosfera può essere senz’altro ricondotto alla presenza in
               atmosfera  di  un  gran  numero  di  composti  chimici  in  grado  di  attaccare  l’ozono.
               Queste sostanze vengono anche definite ODS, Ozone Depleting Substances (sostanze
               che distruggono l’ozono). Gli ODS sono generalmente molto stabili nella troposfera e
               si degradano solamente per l’intensa azione della luce ultravioletta nella stratosfera;
               quando si spezzano, rilasciano atomi di cloro e di bromo che danneggiano l’ozono.
















               Immagine del buco dell'ozono risalente all'ottobre
               1990
               La presenza  dei vari inquinanti prodotti dall'uomo  ha profondamente  alterato i
               naturali meccanismi di formazione e degradazione dell'ozono atmosferico. I composti
               ODS nell'alta atmosfera  causano infatti una lente ma  graduale degradazione
               dell'ozono, in modo particolarmente vistoso nell'area sopra l'Antartide. In questa zona
               durante l'inverno  australe (in Maggio-Giugno) il Polo Sud si trova completamente
               immerso nelle tenebre. Nella media e bassa stratosfera si rende così evidente l'azione
               di una forte corrente circumpolare chiamata vortice polare
               Ricerche appositamente organizzate hanno fatto scoprire che i responsabili di questo
               fenomeno sono  i cloro-fluoro-carburi, detti comunemente  CFC, che  sono gas  usati
               nelle bombolette spray, nei frigoriferi, nei condizionatori e nella produzione di
               espansi. Questi gas rimangono attivi per tempi lunghissimi (50-70 anni), quindi hanno
               tutto il tempo  di raggiungere  l’atmosfera dove i raggi  ultravioletti rompono le
               molecole dei CFC, liberando gli atomi che le compongono e che trasformano l’ozono
               in ossigeno molecolare.



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