Page 125 - Lezioni di Mitologia;
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         Giove non vuol, come ben grato amante,
           Ch'in  sì gran mal l'amata sua s'invecchi;
           Onde al suo    figlio e nipote d'Atlante
           Commette che contr'Argo      ir s'apparecchi:
           E perchè non sia più     sì vigilante,
           Vegga di tor la luce a tanti specchi.
           Tosto  ei la verga e   l'ali e'I pileo appresta
           Alle mani ed   a' piedi ed alla testa.

         Lasciata l'alta region  celeste,
           Nella parte più bassa se ne venne,
           Dove giunto, mutò sembiante e veste,
           E lasciò  il suo cappel, lasciò le penne:
           Per far dormir le tante luci deste
           Sol la potente sua verga ritenne:
           E dove è quel pastor    il cammin prese,
           Che in capo tien tante facelle accese.

         Come rozzo pastor    gli erra da canto,
           Che alle fresche erbe   il suo gregge ristora:
           E con le canne sue     sì dolce canto
           Rende, che n'addolcisce    il cielo e l'ora.
           Or l'occhiuto pastor, che l'ode intanto,
           Di  sì soavi accenti s'innamora,
           E dicea a lui: Qui meco venir puoi,
           Ch'avrem grata erba ed ombra     il gregge e noi.


         Il cauto Dio fa tutto quel che vuole
           L'avveduto custode e circospetto,
           E col suon dolce e le sagge parole
           Cerca addolcirgli  il senso e  l'intelletto.

          NiccoLiNi. Lez. di Mit.  ecc.               15
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