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IL RATTO DI PROSERPINA.
(Continuazione).
Di Cerere la prole è fra le dee,
Or gloria, ma dolor presto alla madre.
Pari per forme e per onor, potea
Con gli strali sembrar Diana, e Palla
Se lo scudo portasse: arte felice,
Emula di natura, a lei pingea
La veste, e qui l'Iperionia prole
Nascea con inegual sembianza: Teti
Dava la cuna agli anelanti figli,
E il sen ceruleo pei rosati alunni
Fiammeggia: il Sole nell'età primiera
È più clemente: alla sorella il capo
Segnan picciole corna: in tale ammanto
Proserpina pompeggia; a lei compagne
Le Naidi sono, e con simile schiera
Quelle ninfe le fan densa corona
Che danno fama ai tuoi fonti, Crimniso,
E a Pantagia che rota i sassi, e a Gela
Che dà suo nome alla cìttade, e quella
Che la marina irresoluta nutre
Nello stagno palustre, e il noto fonte
D'Aretusa, che con sicuro errore
Segue l'ospite Alfeo. Così la schiera
Amazonia, deposti i scudi eguali
Al cerchio della luna, esulta allora
Che dalla depredata Orsa ritorna