Page 461 - Lezioni di Mitologia;
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Ippolita, e che trae Tinti in battaglia
Gli abitatori delle nevi eterne:
tal tripudio le Meonie ninfe,
Che l'Ermo nutre, nel solenne rito
Fanno di Bacco, e le paterne ripe
Scorron con ebra gioia: lieto nell'antro
Già l'urna liberal dechina il fiume.
Dall'erbosa sua cima il sacro volgo
Etna mirò madre dei fiori, e dice
A Zeffiro che siede in curva valle:
Di primavera genitor soave,
Che pei miei prati con lascivo volo
Regni, e fai lieto di rugiada l'anno,
Mira le ninfe, e del signor del tuono
L'altera prole, che nei nostri campi
Degna scherzare; deh ti prego, adesso
Vieni, e col tuo favor tutto germogli:
Ibla fertil c'invidii, e a noi conceda
La gloria dei suoi vinti orti: dispergi
Nelle mie vene quel che spira Idaspe,
E Panchea nelle selve, e ciò che toglie
Da genti ignote la fenice eterna:
Così tocca sarò da man divina,
—
E saranno i miei fior serto dei numi.
Disse, e Zeffir scotea tosto le penne
Umide di rugiada, e col fecondo
Umor marita le soggette glebe.
Segue il suo volo Primavera, e dona
All'erbe ogni color: sparge le rose
Di sanguigno splendore, e dolce tinge
Le violette di color ferrigno. .
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NiccoLiNi. Lez. di Mit. ecc.