Page 328 - Viaggio di Anacarsi il giovine nella Grecia verso la meta del quarto secolo avanti l'era volgare del signor G.J. Barthelemy. Tomo primo duodecimo
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        tetti greci ri  praticavano  delle cellette mezzo
        aperte, e che vi collocavano dei vasi di rame
        destinati a ricevere nella lor cavità  i suoni che
        venivano dalla scena , ed a rimandarli in modo
        molto chiaro ed armonico. Questi vasi montati
        alla quarta , alla quinta, all’ottava l’uno dell’al-
        tro, avevano adunque le proporzioni medesime
        fra di loro, che le corde della  lira che sostene-
        va la voce ) ma l’ effetto non ne era lo stesso. La
        lira indicava e sosteneva il tuono, i vasi non po-
        tevano che riprodurlo  e prolungarlo. E qual
        vantaggio mai risultava da questo seguito  di
        eccheggiamenti, de* quali nulla v’era che mor-
        tificasse il suono? Io noi so, e questo è quello
        che m’indusse a non farne parola nel testo della
        mia opera. Un’altra ragione io ne aveva: nulla
        prova che gli Ateniesi abbiano impiegato que-
        sto mezzo. Aristotele si fa queste quistioni: Per-
        chè una casa risuona più, quando s’è imbian-
        cata di fresco  quando vi si pongon sotterra dei
                ,
        vasi vuoti, quando vi si trovano dei pozzi e del-
        le cavità simili (i)? Non importa riferir le sue
        risposte, ma avrebbe  citato apertamente i vasi
        di teatro, se gli avesse conosciuti. Mummio ne
        ritrovò nel teatro di Corinto, ma questo fu du-
        gento anni dopo l’ epoca che io ho scelta. L’ uso
         CO Aristot. probi, sez.  i i,  §. 7  ,  8,  9,  t. 3, p. 736.


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