Page 153 - Lezioni di Mitologia;
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           Di  lei,  di  se: Tu qui dal ciel? domanda,
           Compagna amata, e che      ti guida? —    sposo,
           (Tinta le guance d'un rossor gentile
           La dea rispose) ohimè! poss'io divisa
           Dalle tue braccia, e del tuo affetto incerta
           Così a lungo restar? Troppo mi punge
           La memoria del fallo a cui mi trasse
           Sconsigliata pietà, troppo m' è grave
           L'ombra sol del tuo sdegno: in te rispetto.
           Adoro in te quanto d'augusto e caro
           Può darmi    il  ciel; tu mia delizia e vanto;
           Sposo insieme e german, sovrano e nume.
           Tutto mi sei. Se   i dolorosi Greci
           Salvi bramai (né sola io    già), se giusta
           La lor causa credendo, osai talvolta
           Col mio zelo spiacerti,   il mio rimorso
           Assai  ti vendicò, punimmi assai
           Un girar del tuo   ciglio.  Il  so, del mondo,
           De' mortali la cura alla tua mente
           Commise    il Fato;  il tuo volere è legge.
            Giustizia arcana  il tuo consiglio;  io cedo:
           La mia pietà, la mia ragione audace
           Nel petto affogherò, da te discorde
           Non sarò mai pur d'un pensiero:      il giuro
            Pel capo tuo, per quell'augusto letto
           Conscio della mia   fé, che mai non seppi
           Né profanar né spergiurar: prescrivi.
           Ecco l'ancella tua; solo mi rendi.
           Rendimi l'amor tuo, torna     il mio Giove;
           No, dal tuo cor non discacciarmi — E dolce.
            Mentre sì parla, due vezzose stille
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